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Domenica il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha annunciato che nel paese non si terranno più elezioni. Il voto era già non libero da anni, ma le elezioni venivano comunque organizzate: nel 2027 si sarebbe dovuto votare per quelle parlamentari e presidenziali, che ora dovrebbero essere cancellate (Ortega non ha dato altri dettagli).

Ortega è in carica dal 2007 e dal 2025 è co-presidente insieme alla moglie Rosario Murillo. In oltre vent’anni ha progressivamente eroso la democrazia e smantellato le tutele legali che imponevano limiti e controlli sul potere del presidente, ricorrendo spesso a metodi violenti per arrestare e detenere gli oppositori.

Nel discorso di domenica Ortega ha ribadito la propaganda secondo cui i partiti sarebbero dannosi per la società perché causerebbero divisioni. Ha descritto le forze di opposizione come strumenti degli Stati Uniti e dei somocistas, cioè i seguaci della dinastia dei Somoza, la famiglia che governò il Nicaragua in modo dittatoriale e con il sostegno degli Stati Uniti per oltre quarant’anni, fino al 1979.

Ortega ha 80 anni e durante il discorso è apparso fragile, ha parlato lentamente ed è rimasto seduto per gran parte dell’evento. L’eliminazione anche formale delle elezioni rafforza la possibilità di una trasmissione ereditaria del potere: Laureano Ortega, uno dei suoi figli, è considerato il probabile successore del padre alla presidenza.