Il prossimo 5 agosto SpaceX raggiungerà la Luna. Non lo farà con la sua gigantesca e avveniristica astronave Starship, ancora in fase di sviluppo, ma con un pezzo di un proprio razzo lanciato all’inizio del 2025 e che da allora vaga nello Spazio. Lo schianto lunare non era previsto, ma la prospettiva di osservarlo sta attirando l’interesse di molti astronomi e appassionati. L’occasione è rara e capire cosa accade subito dopo un impatto del genere potrebbe aiutarci conoscere meglio la superficie della Luna.
Il nostro satellite naturale è costantemente bombardato da meteoriti che nel corso del tempo hanno causato la formazione di migliaia di crateri. Ce ne sono così tanti perché, a differenza della Terra, la Luna non ha un’atmosfera abbastanza densa da frenare o distruggere i piccoli corpi che arrivano sulla sua superficie. Tracciare le loro traiettorie e prevedere il momento in cui si scontreranno con la Luna è però pressoché impossibile, per questo gli avvistamenti delle collisioni sono rari e difficili da studiare. Con il razzo di SpaceX sarà diverso.
Sulla Luna non si schianterà un intero Falcon 9, i famosi razzi riutilizzabili della società spaziale di Elon Musk, ma solo una parte: il suo secondo stadio. Il primo, più grande e costoso, rientra automaticamente sulla Terra per essere riutilizzato, mentre il secondo di solito fa una manovra per un rientro più violento nell’atmosfera, in modo da distruggersi senza lasciare detriti in orbita che contribuirebbero al problema dei rifiuti spaziali. In questo caso non si era distrutto e aveva continuato a viaggiare nello Spazio.














