I fondi per il preridotto escono dal perimetro di Taranto e passano al Ministero, spezzando il vincolo che legava la decarbonizzazione della acciaieria alla costruzione di un impianto Dri. Nel vuoto di certezze, l’unica trattativa operativa resta con Jindal, che punta su un forno elettrico e semilavorati dall’Oman

L’ennesima delusione. L’ennesima occasione perduta. Il 28 luglio il governo ha convocato i sindacati per riaprire il confronto sul destino dell’ex Ilva di Taranto. Ma qualche giorno fa sempre un atto del governo ha sancito formalmente che il progetto pubblico che era stato messo a punto per produrre, grazie anche all’idrogeno, preridotto o DRI – Direct Reduced Iron, cioè ferro ottenuto dal minerale senza passare dall’altoforno – perde i fondi che erano stati riservati alla immensa e disastrata acciaieria tarantina.