Non solo decarbonizzazione. Shock energetici e nuove tensioni geopolitiche hanno cambiato il significato della transizione energetica. L’elettrificazione diventa oggi una sfida di sicurezza economica, competitività e politica industriale. Prosegue il dibattito legato al volume Una bussola per l’Europa, a cura di Luigi Paganetto, che raccoglie i contributi di un anno di attività del Gruppo dei 20

L’Europa non deve soltanto produrre energia più pulita. Deve consumare energia in modo diverso. Potremmo riassumere così la lezione più importante lasciata dagli shocks degli ultimi anni. L’invasione russa dell’Ucraina, le tensioni nello Stretto di Hormuz e la crescente rivalità geoeconomica tra Stati Uniti e Cina hanno ricordato che l’energia non è soltanto una questione climatica. È una questione di sicurezza economica, competitività e autonomia strategica. Il quadro è noto. Nel 2024 la dipendenza energetica dell’Unione Europea era ancora pari a circa il 57%, con una forte esposizione alle importazioni di petrolio e gas. Se il rapido disaccoppiamento dal gas russo dopo il 2022 ha rappresentato un successo, le recenti tensioni in Medio Oriente hanno dimostrato quanto la volatilità dei combustibili fossili continui a riflettersi sui costi dell’economia europea. Non sorprende che oggi i prezzi dell’energia per uso industriale nell’Ue risultino 2,2 volte superiori a quelli statunitensi, 2 volte quelli cinesi e circa 1,2 volte quelli del Giappone.