Le politiche UE a tema automotive rischiano di dar vita a pesanti ricadute economiche e sociali e di azzoppare la produzione industriale continentale. Sono molti gli studi che hanno cercato di quantificare l’impatto sul lavoro causato dalle normative che stabiliscono, de facto, il blocco della vendita di vetture termiche a partire dal 2035. Un recente studio elaborato dal Fraunhofer-Institut, commissionato da organizzazioni di rappresentanza tedesche come Gesamtmetall, Südwestmetall, le associazioni degli imprenditori della Baviera e del Baden-Württemberg per le industrie metallurgiche ed elettriche e la Confindustria bavarese, con il supporto di realtà produttive quali BMW, Mercedes-Benz, Bosch, Mahle, Schaeffler e ZF, offre una fotografia dettagliata di questi scenari.

Focalizzando l’attenzione sul valore aggiunto e sul personale impiegato nella produzione di motori e relativi componenti, la ricerca analizza quattro differenti scenari evolutivi fino al 2040. L’elemento comune che emerge da ogni ipotesi analizzata riguarda la contrazione della ricchezza industriale e la contestuale “sparizione” di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Nel dettaglio, applicando la normativa attualmente in vigore con il divieto totale di vendita per le auto endotermiche, la perdita complessiva di valore aggiunto toccherà i 95 miliardi di euro (rispetto ai 250 miliardi di euro registrati nel 2025). La quota principale di questa riduzione si concentrerà prima del 2035, colpendo in particolar modo la Germania con un calo di 54,2 miliardi di euro, pari al 64% in meno, di cui ben 35 miliardi gravanti sulla filiera dei fornitori.