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Ultimo aggiornamento: 22:10
L’Unione Europea sta rivedendo in profondità l’architettura normativa che, nella versione vigente, impone al 2035 la fine delle vendite di auto con motore a combustione. La revisione nasce da un insieme di fattori: il rallentamento della domanda di veicoli elettrici, le difficoltà infrastrutturali e finanziarie degli Stati membri, le preoccupazioni dei costruttori per la competitività e un crescente fronte politico (e industriale) che chiede obiettivi climatici più flessibili.
Il rinvio dell’annuncio del nuovo pacchetto – inizialmente previsto per il 10 dicembre e atteso non prima del 16 (ma potrebbe slittare ancora) – indica la volontà della Commissione di ricalibrare l’intera strategia. Diverse bozze circolate nelle ultime settimane convergono su un punto: non è più scontato che il 2035 coincida con un bando integrale dei motori termici. Sta invece prendendo forma l’ipotesi di un modello che mantenga al centro l’obiettivo della decarbonizzazione, ma senza imporre una sola via tecnologica.
Nelle interlocuzioni con i gruppi parlamentari, Manfred Weber (presidente del Partito Popolare Europeo ed eurodeputato di lungo corso) ha parlato esplicitamente di un cambio di approccio, spiegando che la riduzione delle emissioni prevista per il 2035 potrebbe essere fissata al 90% anziché al 100%. Questo consentirebbe la commercializzazione, oltre tale data, di modelli ibridi plug-in o termici alimentati da carburanti a ridotto contenuto di carbonio, come pure di powertrain con range extender. Weber ha affermato che non si prospetta un target di neutralità totale neppure nel 2040 e che i motori oggi prodotti dai costruttori europei potrebbero rimanere sul mercato, purché rispettino standard più severi.












