I ricercatori hanno identificato un bersaglio farmacologico che aiuta a uccidere le metastasi dei tumori. Si tratta di un interruttore che, se attivato, rende le cellule cancerose più rigide e facilmente attaccabili dal sistema immunitario.

Rappresentazione di una cellula tumorale. Credit: iStock

Il cancro è una malattia multiforme e difficile combattere per diverse ragioni, fra le quali vi è anche la struttura delle cellule tumorali. Sebbene un nodulo canceroso possa apparire duro al tatto, le cellule al suo interno in grado di dar vita alle metastasi sono morbide. La morbidezza, spiegano gli autori di un nuovo studio, rende queste cellule malate difficili da attaccare da parte dei linfociti T e delle cellule natural killer, eserciti del nostro sistema immunitario che agiscono anche contro i tumori. Quando le cellule cancerose sono così morbide, infatti, quelle immunitarie non riescono a farle a pezzi, ma ci "rimbalzano" praticamente sopra. Ora, grazie al nuovo studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Developmental Cell, i ricercatori hanno scoperto un interruttore che, quando viene attivato, è in grado di irrigidire le metastasi e renderle più esposte agli attacchi delle cellule immunitarie. Studi preclinici su modelli murini (topi) con un farmaco sperimentale hanno dimostrato che attivando questo bersaglio farmacologico non solo viene ridotta la crescita tumorale, ma viene anche ripristinata la capacita dei linfociti T e delle cellule natural killer di attaccare e uccidere le metastasi. Chiaramente tutto questo dovrà essere dimostrato anche sull'essere umano.