di Paola Natalimartedì 21 luglio 20263' di letturaUn giorno un normale prelievo di sangue potrebbe aiutare i medici a capire meglio come un paziente con tumore della vescica avanzato risponderà alle terapie. È questa la prospettiva che emerge da una nuova ricerca dedicata al ruolo dell’infiammazione dell’organismo come possibile “spia” dell’andamento della malattia. Lo studio ha analizzato il valore dei cosiddetti marcatori infiammatori sistemici nei pazienti con carcinoma uroteliale avanzato, una forma di tumore che interessa soprattutto la vescica e che, nelle fasi più avanzate, può diffondersi ad altri organi. I risultati si inseriscono in un filone di ricerca sempre più seguito dalla medicina moderna: capire non solo il tipo di tumore, ma anche come il corpo del paziente reagisce alla malattia.

Anche la rivista scientifica Nature ha dedicato grande attenzione negli ultimi anni al rapporto tra infiammazione, sistema immunitario e tumori, evidenziando come l’ambiente biologico che circonda una neoplasia possa influenzarne la crescita e la risposta ai trattamenti. La ricerca, chiamata analisi SAILOR, ha coinvolto 358 pazienti con carcinoma uroteliale avanzato sottoposti a terapia di mantenimento con avelumab, un farmaco immunoterapico che stimola il sistema immunitario affinché riconosca e attacchi le cellule tumorali. Gli studiosi hanno osservato alcuni valori presenti nel sangue prima e durante il trattamento, cercando di capire se potessero essere collegati alla durata della sopravvivenza e alla risposta alla terapia.