di Paola Natali venerdì 21 agosto 20265' di letturaE se per diagnosticare un tumore della prostata non fosse sempre necessario ricorrere alla biopsia? È la domanda a cui prova a rispondere una nuova ricerca condotta dagli specialisti dell’University College London Hospitals (UCLH), nel Regno Unito. Lo studio, che sta attirando l’attenzione internazionale ed è stato raccontato anche dal New York Times, suggerisce che, in alcuni pazienti, la risonanza magnetica combinata con informazioni cliniche come il livello di PSA e l’età potrebbe essere sufficiente per individuare la presenza di un tumore con un grado di certezza molto elevato.
La prospettiva è particolarmente interessante perché la biopsia, pur rimanendo uno degli strumenti fondamentali della diagnosi, è una procedura invasiva che può provocare dolore e sanguinamento e comporta anche un rischio di infezione. Se i risultati della ricerca saranno confermati da studi più ampi, la risonanza magnetica potrebbe quindi contribuire a ridurre il numero di biopsie eseguite senza che siano realmente necessarie, rendendo il percorso diagnostico più semplice e meno invasivo per molti uomini. Oggi il percorso diagnostico del tumore della prostata prevede generalmente un esame del sangue per misurare il PSA e, quando necessario, una risonanza magnetica seguita da una biopsia. Quest’ultima consiste nel prelevare, attraverso un ago, piccoli campioni di tessuto dalla prostata, che vengono poi analizzati al microscopio dai patologi per confermare o escludere la presenza della malattia. La biopsia rimane un esame fondamentale, ma può provocare dolore e sanguinamento e, soprattutto, comporta un rischio di infezione. Proprio per questo, la possibilità di evitarla quando non è realmente necessaria rappresenterebbe un importante passo avanti per molti uomini. Nello studio sono stati analizzati 880 pazienti visitati presso una clinica dell’UCLH specializzata nella diagnosi del tumore della prostata. I radiologi hanno valutato le immagini delle risonanze magnetiche insieme alle informazioni relative al livello di PSA e all’età dei pazienti, cercando di stabilire quanto fosse probabile la presenza di un tumore.






