«Un fenomeno multidimensionale che comprende insufficienza di reddito, insicurezza occupazionale e mancanza di diritti sul lavoro»: così Eurofound definisce la vulnerabilità occupazionale in relazione alle condizioni di vita e di lavoro.

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Nell’ultimo rapporto, l’agenzia tripartita dell’UE, che mette a disposizione analisi per sviluppare politiche sociali, occupazionali e del lavoro più efficaci, ha rilevato che nel 2021 il 18,8% dei posti di lavoro nell’Unione, quasi uno su cinque, non raggiungeva la soglia minima in almeno una di quelle dimensioni.

La tendenza, però, è incoraggiante.

La vulnerabilità è salita dal 21,4% nel 2009 al 23,8% nel 2014, all’indomani della crisi finanziaria, trainata da un boom di lavoro temporaneo e part-time involontario, per poi diminuire in modo costante dal 2016 fino a scendere sotto il livello pre-crisi.