Ecco i documenti che smentiscono «la pista nera». Nel mirino non solo le presunte falsità, ma il metodo dei fatti decisivi lasciati fuori dal racconto
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Non c’è che dire. Chi, senza alcuna conoscenza di fatti e processi, ha assistito alla puntata di Report sarebbe portato a complimentarsi per l’ennesima inchiesta di Ranucci&co del 24 maggio scorso. Ma rimarrebbe colpito e suggestionato anche chi quei fatti li conosce. Ma non chi ha un profondo spirito analitico e sa che la ricerca della verità è un percorso tortuoso e fatto di dettagli. Ed al generale Mario Mori, 87 anni, che non ha a disposizione un servizio televisivo pubblico, non resta che continuare la sua battaglia nei tribunali, supportato da un giovane avvocato Basilio Milio, un romantico don Chisciotte 5.0, figlio di un illustre giurista palermitano amico di Giovanni Falcone, Pietro che per primo aveva difeso Mori.
E così, con un corposo esposto di 18 pagine, e una decina di allegati, depositato alcuni giorni fa, porta ancora una volta Report in Procura, smentendo punto per punto il contenuto di quella puntata intitolata suggestivamente «la pista nera», e tutti coloro che intervistati hanno aggiunto pezzi a quel mosaico storto costruito ad arte dal buon Sigfrido Ranucci.













