“I nostri investimenti nel supercalcolo hanno due facce: da una parte la tecnologia, dall’altra le competenze necessarie per valorizzarla”. Lorenzo Fiorillo, direttore Technology, R&D & Digital di Eni, sintetizza così la strategia che ha portato il gruppo a diventare il primo operatore industriale al mondo per capacità di supercalcolo.

Un risultato reso possibile da Hpc6 e Hpc7, oggi rispettivamente ottavo e sesto nella classifica internazionale Top500 dei supercomputer più potenti del mondo, ospitati nel Green Data Center di Ferrera Erbognone (Pavia), uno dei centri di calcolo più efficienti d’Europa dal punto di vista energetico. Insieme, i due supercomputer hanno consentito a Eni di superare la soglia dell’Exascale, cioè oltre un miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. “La macchina è fondamentale, ma da sola non basta. Servono geologi, fisici, matematici, informatici e sviluppatori capaci di trasformare quella potenza di calcolo in modelli e algoritmi al servizio dell’industria”.

Per una compagnia energetica il supercalcolo è ormai diventato parte integrante dei processi decisionali. Viene utilizzato per analizzare il sottosuolo, gestire gli impianti, studiare il plasma per la fusione e accelerare le tecnologie della transizione energetica, consentendo di completare in poche ore simulazioni che fino a dieci anni fa richiedevano quattro o cinque mesi. “Questo ci permette di confrontare decine o centinaia di scenari diversi, scegliere la soluzione migliore e ridurre il rischio delle decisioni. È stato come passare da un televisore in bianco e nero a uno in altissima definizione”.