MIRANO - Lo hanno riconosciuto da un dettaglio, un tatuaggio che ha permesso di dare un nome al corpo rimasto immerso nell'acqua del Muson, a Mirano, per almeno due giorni. Il riconoscimento di Alex Favaro, ragazzo ventiquattrenne originario di Noale, è stato eseguito ieri: sono stati i genitori a indicare con certezza l'identità del cadavere. Tanti gli elementi che puntavano in quella direzione: la segnalazione di scomparsa del giovane fatta dai genitori, il corpo ritrovato e la testimonianza di chi, giovedì sera, aveva detto di aver sentito un tonfo in acqua e delle grida di aiuto.

La segnalazione è arrivata sabato pomeriggio. Probabilmente allertati dal ritrovamento, alle sei della mattina stessa, di un corpo non riconoscibile, i genitori hanno contattato i carabinieri di Mirano per avvisare che il figlio non dava notizie di sé ormai da più di un giorno. Fatto per cui prima di allora non era ancora stata sporta denuncia. LE INDAGINI È così che i carabinieri si sono potuti fare, sabato sera, una prima idea abbastanza definita dell'identità del corpo. Il quadro della situazione era completato dal fatto che giovedì notte i carabinieri erano già stati sul luogo del ritrovamento, in seguito a una segnalazione. Una residente della zona, in via Bastia fuori dove il fiume Muson passa proprio accanto alla biblioteca comunale, aveva allertato i militari dell'Arma dicendo di aver sentito un forte tonfo in acqua e successivamente delle grida. «Aiuto, sono qui», gridava la voce. L'allerta alle autorità è stata immediata, ma quando i carabinieri e dei vigili del fuoco si sono recati sul posto, non hanno trovato nulla. È probabile, però, che l'episodio sia legato al ritrovamento del corpo sabato mattina, quando un passante ha dato l'allerta, attivano le operazioni di recupero del corpo, eseguite dai vigili del fuoco di Mestre e dal Nucleo sommozzatori di Vicenza. La conferma definitiva della tragedia è arrivata infine ieri pomeriggio, quando si è svolto il riconoscimento del cadavere, pesantemente alterato per via del tempo trascorso in acqua, ritrovato privo di documenti e con addosso solo i pantaloni. A fornire la certezza dell'identità, alla fine, è stato un segno incontrovertibile sul corpo, un tatuaggio sull'avambraccio. LA VITTIMA Alex Favaro era nato il 13 marzo del 2002, aveva compiuto da poco 24 anni. Era originario di Noale, da cui però, sentendo chi lo conosceva, se ne era andato ormai da anni, per spostarsi poco lontano. A Noale però tornava spesso: era solito frequentare e fermarsi qualche giorno sia nelle case dei genitori che in quella dei nonni, questi ultimi residenti nella frazione di Moniego. «Grazie, ma non riesco. Il dolore adesso è troppo, troppo grande», sono le uniche parole che ieri la nonna di Alex è riuscita a dire, di fronte a una tragedia simile. Aveva cambiato diversi lavori negli anni, aveva una figlia piccola, di 5 anni, e un percorso non sempre semplice dietro di sé. INCHIESTA APERTA Il riconoscimento della vittima è però solo un primo passo. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Venezia, proseguiranno nei prossimi giorni. Qualche dettaglio in più su che cosa possa essere accaduto, nella vicenda della tragica morte di un ragazzo di soli 24 anni, arriverà dall'esame autoptico, che dovrà essere eseguito oggi. Solo così sarà possibile determinare con maggior precisione quando è avvenuto il decesso e, forse, il perché. Al momento rimangono aperte diverse ipotesi su cosa possa essere accaduto: anche se potrebbe trattarsi di un malore o di una caduta accidentale. Ciò che sembra essere esclusa, anche dall'ispezione cadaverica, è l'eventualità di una morte violenta. Nel frattempo però, ciò che rimane della vicenda è solo il grande dolore per la scomparsa di un ragazzo ancora troppo giovane, che lascia una figlia, i propri genitori e i propri nonni in un lutto improvviso e dalle dinamiche tragiche.