di
Marco Imarisio
Interruzioni di Internet e sfiducia nel sistema, l’allarme dei businessman
«Tenere i soldi sotto al materasso». Non è più solo un modo di dire praticamente identico alla nostra lingua, ma sta tornando a essere una frase molto attuale nel dibattito pubblico russo. A causa dell’aumento delle tasse, le piccole e medie imprese stanno passando ai pagamenti in contanti. In questo favorite anche dalla Banca centrale, che per sostenere l’economia ha immesso una quantità mostruosa di denaro liquido nel Paese. In Russia, Paese ad alto tasso di digitalizzazione, si erano dimenticati dell’esistenza del contante, perché si pagava tutto con la carta. Qualsiasi cifra, anche la più piccola. Tutto questo era possibile perché i costi erano bassissimi. Nessuna commissione bancaria significativa e un sistema fiscale estremamente semplificato per i piccoli volumi.
DigitalizzazioneQuando Vladimir Putin arrivò al potere, la sua promessa più conosciuta fu quella di inseguire i terroristi ceceni «fin dentro al cesso». Ma ce n’era stata un’altra, forse persino più importante, con la quale aveva affascinato i suoi connazionali. Per portare lo Stato fuori dai torbidi anni Novanta e dalla loro economia sommersa, il nuovo presidente russo aveva dichiarato guerra al «nero» e alla valuta in contante. L’economia russa era stata portata nel bianco, digitalizzata e resa trasparente: praticamente nessuna transazione passava fuori sistema. Ai consumatori andava bene, perché era un sistema molto comodo. Anche questa transizione riuscita fu uno dei segreti del successo dell’ex oscuro funzionario del Kgb. Ma in questa torsione della Storia che il Cremlino ha imposto con l’invasione dell’Ucraina, sempre più spesso appare il rischio di ritornare alla casella di partenza dei 25 anni al potere di Putin. I russi si stanno affidando nuovamente al contante. E se le scintille che avevano dato inizio a questa tendenza erano state le interruzioni sempre più frequenti del servizio Internet e il timore non dichiarato che queste restrizioni decise dai servizi segreti potessero portare al blocco dei conti correnti online, adesso il fuoco è tenuto acceso dalla sfiducia nel sistema bancario e dal tentativo delle aziende di sfuggire a tasse sempre più alte e a una pressione finanziaria crescente. Secondo i dati della Banca centrale, dall’inizio dell’anno a oggi la Russia ha immesso in circolazione 1,56 trilioni di rubli, pari a 18 miliardi di euro. È il più grande aumento mai registrato, al di fuori del periodo della pandemia.








