HomeBolognaCronacaIl Pilastro ‘ghetto’ tra rabbia e silenzi: “Spedizione punitiva contro chi aiutò gli agenti”Il quartiere bolognese ribolle, nessuno pronuncia il nome del ragazzo ripreso nel video. Una donna: Abderrahim ucciso come un cane. Un residente: stava maleKadija, la sorella di Abderrahim Fakir. A destra lo striscione al PilastroRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciBologna, 20 luglio 2026 – Nessuno parla al Pilastro. Nessuno sa – o meglio, nessuno vuole dire – chi ha chiamato per primo la polizia, quando Abderrahim Fakir stava dando in escandescenze nel corsello dei garage di via Svevo a Bologna. E nessuno pronuncia il nome di chi, con i due agenti di polizia, da libero cittadino gli ha tenuto ferme le caviglie, mentre il corpo del 42enne ancora si dimenava chiedendo aiuto.
"Ce l’hanno ucciso”
Solo in tre, residenti dei civici che si affacciano sul luogo dell’arresto e della morte dell’uomo, ricostruiscono gli attimi prima dell’arrivo della volante. Ma a sfondare davvero questo muro di silenzio e paura è la voce di una donna, che grida: “Ce l’hanno ucciso. Può darsi che fosse alterato, che urlasse, che avesse bevuto un po’, ma questo non cambia nulla. Non dovevano trattarlo così, non era un cane”. A dirlo è Antonietta Enacca, che conosce Fakir da 26 anni. Una conoscenza lunghissima, nella quale Abderrahim non è mai stata “una persona violenta”, ed è per questo che “quando mi hanno raccontato che era fuori di sé non ci potevo credere, io l’ho sempre conosciuto in tutt’altro modo”. Nel momento di massima tensione la polizia cerca di disperdere i manifestanti con gli idranti











