BOLOGNA - Sale la tensione davanti alla prefettura e alla questura di Bologna dove ci sono stati dei contatti tra manifestanti e poliziotti in tenuta antisommossa. La prima fila dei manifestanti è entrata in contatto con gli agenti che hanno risposto con manganellate. Sono volate alcune bottiglie, calci all'indirizzo degli agenti. I manifestanti si stanno mettendo i fazzolettoni e coprendo il volto. Per ora nessuna carica delle forze dell'ordine. «Assassini», gridano i manifestanti, e «via lo scudo penale». Lancio di una bomba carta dai manifestanti in piazza Roosevelt a Bologna, davanti a Prefettura e Questura, con gli agenti in tenuta anti sommossa che hanno reagito caricando, con idranti e lancio di lacrimogeni. I manifestanti hanno staccato le protezioni dei finestrini dei blindati e le hanno lanciate contro i mezzi della polizia.

LA SORELLA SVENUTALa sorella di Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un'operazione di polizia al Pilastro, si è sentita male ed è svenuta in piazza del Nettuno nel corso del presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore per ricordare il fratello. Il primo cittadino, che ha introdotto la manifestazione a cui partecipano diverse centinaia di persone, tra cui anche alcuni antagonisti, stava cedendo la parola ai familiari del 42enne, quando la sorella Khadija si è sentita poco bene.«Ho accettato l'incarico di avvocato della famiglia Fakir dai suoi parenti. Con questo caso spero di non rivedere un film già visto con Magrini e Aldrovandi. Ma le indagini sull'attuale vicenda, come la Cedu richiede, andrebbero fatte da un Corpo autonomo e non dallo stesso a cui appartengono le persone coinvolte». Così all'Ansa l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, in merito al fatto che attualmente sia la polizia a svolgere le indagini sulla morte del 42enne a Bologna durante l'intervento degli agenti. Come legale, Anselmo ha affrontato in passato casi come quello di Stefano Cucchi e Fderico Aldrovandi.Alcune centinaia di antagonisti stanno partecipando al presidio organizzato dal sindaco. «Giustizia per Fakir. Aboliamo la violenza di Stato padrone!" recita uno degli striscioni portati in piazza dagli attivisti vicini ai centri sociali, che si sono disposti all'ingresso di Palazzo Re Enzo, mentre un altro gruppo si è disposto all'ingresso della Salaborsa e ha esposto uno striscione che recita «Verità e giustizia per Fakir. Il Pilastro non si fa strumentalizzare». Dalla piazza gremita di alzano slogan come «Tout le monde deteste la police» e «Giustizia, giustizia». «Si chiamava Abderrahim Fakir. Era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via». Così Yossra Fakir, nipote del 42enne morto durante un'operazione di polizia al Pilastro, intervenendo dal palco della manifestazione in piazza del Nettuno a Bologna. «La nostra non è una richiesta di odio», ha concluso accolta dagli applausi e dai cori della piazza che scandivano 'Giustizia, giustizia' e 'Via lo scudo penale'. «Noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità. Continueremo a batterci perché nessuno debba vivere quello che ha vissuto lui». I manifestanti: "Vergogna, assassini"I partecipanti alla manifestazione per Abderrahim Fakir hanno raggiunto in corteo piazza Roosevelt, fermandosi davanti alla Questura e alla Prefettura di Bologna, dove stanno protestando di fronte a un cordone di agenti in tenuta antisommossa. «Assassini, assassini», «Vergogna, vergogna» e «Chiedeva aiuto e voi lo avete ucciso» sono i cori scanditi dai manifestanti all'indirizzo delle forze dell'ordine. Tra i cori anche «Via via lo scudo penale», mentre la tensione sale. Al presidio partecipano numerosi giovani, tra cui esponenti e simpatizzanti dell'area dei centri sociali, ma anche molte famiglie, diverse delle quali di origine straniera, con bambini al seguito. In tanti espongono fotografie di Abderrahim Fakir e striscioni che chiedono «verità e giustizia» per il 42enne morto durante l'operazione di polizia. Presenti anche bandiere di Usb e Potere al Popolo. La protesta si sta svolgendo sotto lo stretto controllo delle forze dell'ordine, schierate davanti agli ingressi della Questura e della Prefettura. La forza pubblica «Il delirio iperattivo con agitazione severa è un'emergenza medica tempo-dipendente, prima ancora che un problema di ordine pubblico». La morte di Abderrahim Fakir «è l' evento sentinella di un problema più ampio: manca una cultura della gestione dei casi come questo, in cui la mortalità può arrivare fino al 30% se manca un trattamento adeguato. La sedazione deve essere effettuata il prima possibile e secondo precise indicazioni». Lo spiega all'Ansa il presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu) Alessandro Riccardi, che ha scritto al ministro della Salute Schillaci e al ministro dell'Interno Piantedosi per proporre un tavolo tecnico sulla gestione degli stati di agitazione psicomotoria acuta nel corso degli interventi della forza pubblica. Il delirio iperattivo è dovuto a una predisposizione personale associata a stress emotivo e può essere aggravato dall'abuso di sostanze. «Può determinare - spiega Riccardi, che dirige il Pronto soccorso dell'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure (Savona) - alterazioni metaboliche come aumento della pressione, sudorazione profusa, disidratazione, alterazioni degli ioni nel sangue e ipertermia. Mettere una persona in queste condizioni in posizione prona e immobilizzarla con le manette peggiora il quadro clinico, con il rischio di andare incontro a una carenza di ossigenazione».LA FAMIGLIA«Alla nostra drammatica vicenda ora si aggiunge lo choc per l'inizio di una campagna di denigrazione nei suoi confronti». Così il fratello e la sorella di Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un'intervento degli agenti a Bologna, attraverso le parole del loro legale, Fabio Anselmo. «Tutte le volte che un uomo muore nelle mani dello Stato, il prezzo da pagare per la famiglia è quello della denigrazione pubblica», commenta lo stesso Anselmo aggiungendo: «Vorrei sapere da quali banche dati sono state attinte le informazioni su un suo precedente, lontano nel tempo. Si tratta di rivelazioni di segreto d'ufficio».