L’aria è elettrica, in una maggioranza che sta guardando sempre più a destra. A surriscaldarlo sono state la condanna definitiva per omicidio volontario del gioielliere Mario Roggero, per cui la Lega ha presentato un ddl per modificare la legittima difesa. E la morte a Bologna di Abderrahim Fakir, dopo un fermo di polizia, con tutto il governo schierato a favore degli agenti, pur ancora in assenza di una ricostruzione accurata dei fatti.

Entrambe le vicende hanno rimesso al centro il tema della sicurezza e i suoi limiti, e in questo iato si è consumata, nemmeno troppo sotterraneamente, l’ennesima rottura tra Forza Italia e la Lega.

Gli azzurri, del resto, sono l’anima più critica. Se un vicepremier, Matteo Salvini, indossa la maglietta con il viso di Roggero e punta a estendere la legittima difesa, il partito di Antonio Tajani risponde con Enrico Costa e Francesco Paolo Sisto – rispettivamente capogruppo alla Camera e viceministro della Giustizia – che chiudono le porte a qualsiasi modifica legislativa.

Il ddl leghista, depositato al Senato sull’onda del caso Roggero con prima firma di Claudio Borghi, prevede di aggiungere un comma all’articolo 52 del codice penale: «In caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta». Un perimetro troppo ampio per FI che ha già fatto sapere che non lo voterà e che, in ogni caso, presenta profili di possibile incostituzionalità perché cancella qualsiasi criterio di proporzionalità tra difesa e offesa fino a scriminare anche l’omicidio, in violazione sia della Costituzione sia della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.