Nessuno di Fratelli d’Italia ha ancora indossato la maglietta con la faccia di Mario Roggero, con la convinzione di Matteo Salvini che ieri la ostentava di fronte al carcere di Bollate, neanche il gioielliere fosse Bobby Sands. La gara a tre tra Giorgia Meloni, il suo vicepremier leghista e Roberto Vannacci è un compendio delle sfumature delle destre italiane, che si sono fiondate sul caso del commerciante settantenne condannato a 14 anni di carcere per aver ucciso due banditi brandendo il braccio violento della giustizia privata. I tre leader si inseguono, si smarcano, cercano il miglior posizionamento mediatico per emergere sugli altri e non restare schiacciati. Pura tattica. Così dentro FdI si percepisce il disagio rispetto alla proposta della Lega di estendere la legittima difesa e di - letteralmente - «non rendere punibile alcuna reazione». Un principio che ha buone probabilità di essere bollato molto presto come anticostituzionale, ma che in questo momento fa leva sull’emotività del caso Roggero. Il disegno di legge, annunciato via social dal senatore Claudio Borghi, obbliga Forza Italia a una reazione immediata e contraria, mentre disorienta i meloniani.

La sequenza racconta di un inseguimento di Meloni. Manda a Bollate Galeazzo Bignami a rubare almeno un po’ la scena a Salvini, e poi fa rilanciare al capogruppo di FdI alla Camera la sua proposta - inserita nel ddl sulla Sicurezza - di escludere il risarcimento nei confronti delle vittime che commettono un reato o dei loro parenti, come avvenuto per i due uomini uccisi da Roggero. «Lo faremo subito - spiega Bignami - perché lo Stato deve stare dalla parte dei cittadini per bene, non dei criminali». È su questo che Meloni vuole concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica, sperando di sviarla dalle tentazioni vannacciane o dalle azioni in solitaria di Salvini. Gli uomini della premier non credono che il ddl Borghi andrà da nessuna parte, ma non lo rinnegano apertamente come fanno gli alleati azzurri. La sfida in realtà è con Vannacci, che era stato il primo a proporre un emendamento per riformare l’esercizio della legittima difesa. La campagna del leader di Futuro Nazionale costringe Salvini e Meloni ad adeguare la propria narrazione sulla sicurezza, nonostante i tanti dubbi sui comportamenti di Roggero che agitano i deputati di FdI e persino della Lega. Sulla domanda di grazia, invece, l’adesione è più concreta e sincera. La premier sembra poco interessata del rischio di uno scontro istituzionale con il Quirinale. I vertici di FdI in Parlamento hanno partecipato alla raccolta firme per chiedere la liberazione del gioielliere. Non indietreggiano, nemmeno dopo le polemiche e la reazione irritata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Colle per il terzo giorno di fila non reagisce all’assedio dei leader della destra. Anche di Meloni che dalle pagine del Corriere fa sua l’interpretazione sulla «pena sproporzionata» e certifica il mandato politico all’iniziativa del Guardasigilli Carlo Nordio di istruire subito la pratica di grazia.