Il discorso cambia se alziamo lo sguardo. Partendo dai dati delle Entrate, la Corte dei conti segnala che nelle dichiarazioni presentate nel 2025 ci sono 81mila forfettari con ricavi o compensi superiori a 80mila euro, ma entro la soglia massima di 85mila (così innalzata dal 2023). Sono coloro che in autunno cominciano a monitorare le fatture per evitare di sfondare il tetto e uscire dalla flat tax a partire dall’anno successivo (nei casi di sforamento dei 100mila euro, che immaginiamo rarissimi, l’uscita è immediata).Se i contribuenti vicini agli 85mila euro di ricavi sono quelli che sfruttano al massimo il risparmio fiscale del forfait, una fetta importante dei vantaggi va anche ad alcuni dei 276mila aderenti (il 14% del totale) con fatturato tra i 50mila e gli 80mila euro. Qui ci sono autonomi e professionisti che sarebbero usciti dal regime agevolato se la soglia non fosse stata alzata da 65mila a 85mila euro. E proprio questo fenomeno ha fatto sì che per lo Stato il costo dell’innalzamento sia stato superiore alle previsioni originarie. Annotano i magistrati contabili: «Il principale fattore che ha generato lo scostamento negativo è individuabile nella forte concentrazione di soggetti già nel regime forfettario con ricavi e compensi nella fascia immediatamente inferiore alla vecchia soglia di 65.000 euro (tra 55.000 e 65.000 euro), che hanno potuto beneficiare dell’ampliamento del limite pur non cambiando regime».Il gettito e le controprove Pur senza analisi specifiche, si può pensare che da questi contribuenti con ricavi elevati arrivi buona parte della perdita di gettito dovuta al forfait, stimata in 3,4 miliardi per il 2025 nel Rapporto annuale sulle spese fiscali, a fronte di un’imposta sostitutiva che vale 3,79 miliardi secondo le Statistiche fiscali sulle dichiarazioni 2025.La perdita è stata criticata ancora di recente dalla Ue, nella Raccomandazione del Consiglio approvata il 3 giugno, secondo cui le flat tax «rendono il sistema fiscale estremamente complesso, ne riducono la progressività ed erodono la base imponibile».La stessa Corte dei conti, però, sottolinea che – su questo tema – ne sappiamo ancora troppo poco. Perché non ci sono «analisi sistematiche di confronto ex post tra il gettito effettivamente realizzato e quello che si sarebbe determinato in assenza del regime forfettario». In pratica, non si può sapere se la flat tax abbia fatto emergere imponibile o se abbia indotto comportamenti specifici nei contribuenti. Si pensi, oltre alla già citata sottofatturazione, alla scelta di operare su base individuale anziché associata, opzione tutto sommato semplice per i professionisti. Sarebbe interessante, ad esempio, vedere quanti dei quasi 155mila avvocati, dei 70mila architetti e dei 43mila geometri in regime forfettario – solo per citare alcuni casi – operano in regime di monocommittenza o quasi con uno studio di riferimento, anziché con una clientela diffusa.