Un nuovo paper del German Marshall Fund lancia l’allarme sul futuro del defense tech transatlantico. Dietro i numeri record di investimenti e contratti incrociati tra Usa ed Europa vanno allargandosi due faglie strutturali, sovranità e intelligenza artificiale militare, che rischiano di spaccare proprio l’ecosistema che dovrebbe garantire il vantaggio tecnologico dell’Occidente
C’è un nuovo paradosso nel rapporto tra Washington e le capitali europee sulla difesa: mai come ora capitali, aziende e governi delle due sponde dell’Atlantico sono stati così intrecciati sul fronte del defense tech, e mai come oggi questo intreccio appare tanto fragile. Lo certifica, dati alla mano, un nuovo paper del German Marshall Fund (Gmf), intitolato “Guidelines for Advancing Transatlantic Defense Tech Collaboration“. Se tale paradosso non verrà presto sbrogliato, avverte il think tank, a farne le spese saranno, in egual misura, entrambe le sponde dell’Atlantico.
Lo stato del defense tech transatlantico
I numeri, in effetti, raccontano una crescita che ha pochi precedenti. Negli Stati Uniti gli investimenti nelle startup della difesa hanno raggiunto, nel 2025, i 14,2 miliardi di dollari, vale a dire quasi il triplo rispetto all’anno precedente. Ma è l’Europa ad aver vissuto la trasformazione più repentina, con il continente che ha visto emergere in pochi anni aziende defense tech con valutazioni superiori al miliardo di dollari, capaci di attrarre capitali internazionali quasi con la stessa disinvoltura delle startup della Silicon Valley. Le due sponde dell’Atlantico, del resto, si scelgono a vicenda molto più di quanto non ci si aspetti, guardando ai toni del dibattito politico tra la Casa Bianca e le cancellerie europee. Infatti, gli investimenti complessivi nel defense tech europeo nel 2025 hanno sfiorato i 9 miliardi di dollari, un terzo dei quali di provenienza statunitense, mentre aziende a stelle e strisce come Anduril e Shield AI hanno moltiplicato i contratti con i governi del Vecchio continente e realtà europee come Iceye, Quantum Systems e Tekever hanno fatto lo stesso negli Stati Uniti, in alcuni casi aprendo anche stabilimenti produttivi oltreoceano.







