Quando è arrivata la diagnosi, Matteo aveva quattro mesi e mezzo: neuroblastoma, tumore solido extracranico, con metastasi diffuse in oltre il 60 per cento del corpo. «Era una diagnosi… praticamente di morte». Lo ricorda Mary, la sua mamma, che da quel giorno non si è allontanata mai da lui. Accanto a lui ha vissuto, lontana dalla loro casa nelle Marche, perché potesse essere curato nel modo migliore. Per quindici mesi sono stati ospiti delle case di Peter Pan, l’associazione che accoglie le famiglie dei bambini in cura per tumori pediatrici a Roma. «Ho pensato tante volte di non farcela. Ho capito che la mia forza non sarebbe stata il coraggio, ma la capacità di aprirmi, e lasciarmi aiutare».

Quando un bambino si ammala di tumore: la storia di Matteo e della sua mamma

Era un bambino come tanti, Matteo. Nato a termine, perfettamente in salute. Poi, all’improvviso… «Prima sono cambiati gli occhi, sembravano come truccati di giallo. Il giorno dopo la bocca e un occhio hanno iniziato a deviare». La corsa all’ospedale Salesi di Ancona, l’ipotesi iniziale di un’emorragia cerebrale, poi la Tac. In pochi giorni, la diagnosi.

Il tumore cresce velocemente. Matteo ha un’alterazione genetica che rende la malattia ancora più aggressiva. «Hanno dovuto iniziare una chemioterapia d’urgenza. Ci dissero che senza quella cura sarebbe morto in poco tempo.»