In un campeggio in Toscana è stato avvistato un enorme bruco arancione, appartenente alla saturnia del pero. Si tratta della più grande falena presente in Europa. Le foto del lepidottero.
Il bruco della saturnia del pero. Credit: Andrea Bonifazi
Un gruppetto di adulti e bambini si avvicina incuriosita alla staccionata di un campeggio a Camaldoli, in provincia di Arezzo (Toscana), attirato dal movimento sinuoso – ma deciso – di un gigantesco bruco arancione costellato da punti bianchi, molto probabilmente il più grande mai visto in vita loro. Per puro caso, in quel momento stava passeggiando nello stesso campeggio l'ecologo romano Andrea Bonifazi, sempre alla ricerca di specie da osservare, documentare e condividere sull'applicazione di citizen science iNaturalist e sulle pagine social di Scienze Naturali, di cui è fondatore. Il capannello di persone attorno alla staccionata lo spinge a curiosare, venendo ampiamente ripagato. Quello appena avvistato non era un bruco “qualsiasi”, bensì la larva della saturnia del pero (Saturnia pyri), la più grande falena d'Europa, che come spiegato da Abruzzo Parks raggiungere i 17 centimetri di apertura alare nelle femmine.
Il bruco della saturnia del pero. Credit: Andrea Bonifazi Questa falena, conosciuta anche con i nomi comuni di pavonia maggiore, falena pavone gigante e falena imperatore viennese, è nota come saturnia del pero sia perché appartiene alla famiglia dei saturnidi (Saturnidae) sia perché il suo bruco è un vorace divoratore di foglie di pero, sebbene non disdegni anche quelle di altre piante di interesse commerciale – come melo, albicocco e ciliegio – e di altri alberi. In un post pubblicato su Instagram, il dottor Bonifazi ha sottolineato che la colorazione del bruco “è tipicamente aposematica, solitamente di un verde acceso con dei tubercoli turchesi, che vira verso il giallo mano a mano che la larva diventa più grande”. “Ciò avviene perché, crescendo, cambia la fisiologia della larva, che smette di alimentarsi e si prepara alla metamorfosi”, aggiunge lo studioso. L’aposematismo è una strategia evolutiva opposta al mimetismo criptico, grazie al quale un animale tende a celarsi nell'ambiente naturale; gli animali aposematici, infatti, presentano colorazioni vistose, appariscenti e contrastate (spesso con giallo, nero, arancione, rosso e bianco). Si mettono in bella vista lanciando un segnale chiaro e diretto a potenziali predatori: "Guardami, non mangiarmi che sono tossico, velenoso, urticante, disgustoso, pericoloso etc etc." Spesso però è un inganno. “Suo malgrado, questo bruco è riuscito in un'impresa inaspettata: sebbene quel colore si sia evoluto per allontanare, nel suo caso ha avvicinato… ma senza pericoli per lui”, ha raccontato a Fanpage.it l'ecologo Bonifazi. “Ha infatti attratto, stupito, meravigliato e affascinato un gruppetto di persone, perlopiù bambini, accorse ad osservarlo. Nessuno era schifato o spaventato, a dominare era la curiosità. Per fortuna, nonostante siamo costantemente bombardati da false informazioni e da immagini in AI, mostrare la Natura in tutta la sua bellezza colpisce più di qualsiasi allarmismo”, ha aggiunto l'esperto, sottolineando il fascino di questo gigantesco bruco dotato di dieci pseudozampe, con cui si muove piuttosto velocemente.









