Madonna con Ronaldo e Ronaldinho durante l'Halftime dei Mondiali 2026 – ph Carl Recine:Getty Images
Quello che è stato il primo (e, si spera, l’ultimo) show dell’intervallo della finale dei Mondiali di calcio maschili tra Argentina e Spagna ha rivelato tutti i limiti di come il calcio viene concepito da chi lo “governa” nel 2026: l’ansia di compiacere tutti e la mancanza di un’idea di fondo. Cominciamo dal fatto che non tutto può essere spettacolarizzato. Come il gioco della finale stessa ha rivelato, le regole dei giochi, anche quelli più appassionanti come il calcio e la musica, non sempre si adattano alla spettacolarizzazione. E se si vuole creare un intrattenimento degno dello sport che lo giustifica, è bene pensare con attenzione a come questo sport funziona. Non basta mettere nel calderone Madonna, BTS, Justin Bieber, Shakira, Burna Boy e shakerare.
Prendiamo come contro-esempio il modello evidente di questo disastro, scopiazzato in modo indecoroso (e sbagliato): l’halftime show del Super Bowl. Quello spettacolo, che si presenta come incursione di un brand culturale nella serata in cui tutti i brand (commerciali e sportivi) si scontrano dentro un’orgia capitalista di potenza, funziona proprio perché rispetta le regole di quell’appuntamento: è rigorosamente cronometrato e scalettato; rispecchia un dominio commerciale e di immaginario; è attuale e al passo con il momento. Non tutti gli halftime show del Super Bowl riescono bene, specie quando provano a mischiare cose diverse: non risalirò fino allo psichedelico show del 1995 (Indiana Jones, Patti LaBelle e Tony Bennett? Ma certo!), ma basta ricordare il mescolone latino del 2020, con Shakira, J Balvin, Jennifer Lopez e Bad Bunny. Eppure, anche in quel caso (come poi sei anni dopo nello show solista di Bad Bunny), quell’appuntamento fotografava uno slittamento culturale e identitario profondo negli Stati Uniti, un paese sempre più ispanofono e sempre meno isolato nella sua bolla.












