“Un creativo da solo non ce la fa”. Ermanno Daelli non ci gira intorno. Se il marchio che ha fondato con Toni Scervino 26 anni fa continua a godere di ottima salute, è perché si basa sulla complementarietà: “Come Giorgio Armani e Sergio Galeotti, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, Valentino e Giancarlo Giammetti”. Lo stilista evoca così il parallelo storico con gli altri grandi sodalizi della moda, in cui ritrova la propria esperienza. Quella di un percorso condiviso tra il designer e l’uomo dei numeri, l’artista e l’imprenditore.

Zendaya in abito sottoveste in seta e cappotto faux fur di Ermanno Scervino.

A Bagno a Ripoli, dove ha sede il brand Ermanno Scervino, che unisce i nomi dei due fondatori, il dualismo tra la libertà dell’immaginazione e il rigore dell’azienda è tutt’altro che un cliché. “Toni fa parte della mia vita: lavoriamo, viviamo insieme. Le cose più interessanti, le più nuove, nascono sempre da uno scontro, da un contrasto, dall’unione di due visioni differenti”. Ed è proprio combinando gli opposti – trasparenza e pudore, antico e nuovo, organza e denim, pizzo e pelle – che Ermanno ha inventato il suo stile. Dice di aver voluto fare questo mestiere da quando ha memoria. “Ero molto piccolo e in tv mi è apparsa, come una rivelazione, la sottoveste in pizzo e raso bianco di Elizabeth Taylor. Il film era La gatta sul tetto che scotta”. La seta gli apre le porte di un mondo nuovo. Qualche anno dopo, è il denim ad aggiungere un altro tassello alla scoperta. “Avevo 18 anni e portavo i jeans strappati con il cappotto cammello. Mio padre non approvava. A me però interessava la moda che scaturiva da quel contrasto, e che respiravo fuori da Milano”. È all’estero, prima a Parigi, poi a Londra e New York, che il designer perfeziona tecniche, realizza sogni e trova il filo rosso della sua ricerca estetica: un confine sottile tra il mostrare e il velare, tracciato stagione dopo stagione. “Cerco di non essere mai eccessivo. Il mistero fa parte della bellezza”, aggiunge. Questo ragionare sui vestiti che dura da 50 anni si materializza adesso nell’organza color indaco di una gonna indossata anche da Irina Shayk. Ricorda la spuma di un’onda. Nasce da un’idea disincarnata del denim: non più tela, ma disegno che ne riproduce la grana su superfici trasparenti e preziose. Dentro la gonna, come in tutti i capi firmati Ermanno Scervino, ci sono codici di abbigliamento quotidiani elevati dalle lavorazioni finissime e, viceversa, materie prime di pregio riportate alla dimensione più naturale del vestire. Il casual si intreccia alla couture. I ricami e i cristalli applicati nobilitano cotone e fibre naturali. La struttura di un completo maschile si ammorbidisce nelle linee fluide di un top traforato. Il rigore del gessato trova un contrappunto nella consistenza liquida della seta. Il piumino tecnico si sovrappone a una sottoveste impalpabile. I sandali infradito sono fatti di pizzo invece che di gomma.