Un diamante che non finisce su un anello, ma su un satellite. Sembra uno scherzo, e invece è l’orizzonte concreto di un nuovo progetto europeo a cui partecipa anche l’Italia. Dentro alcuni cristalli di diamante speciali si nascondono minuscoli difetti, chiamati centri NV, capaci di comportarsi come sensori quantistici estremamente sensibili: riescono a “vedere” i campi magnetici invisibili intorno a noi con una precisione fuori dal comune. Il problema è che, oggi, farli funzionare richiede un armamentario di laser e ottiche di precisione che riempie un’intera stanza. Il progetto ACDC_Q vuole invece racchiuderli in un chip pronto a volare nello spazio.

Via i laser, dentro l’elettronica

Finanziato dalla Commissione Europea con quasi 5 milioni di euro, nell’ambito di Horizon Europe, ACDC_Q dura quattro anni, fino al 2028. L’obiettivo è tanto semplice da spiegare quanto difficile da realizzare: leggere i segnali dei centri NV non più con la luce, ma con l’elettronica, proprio come nei chip degli smartphone. Il risultato sarebbe un sensore quantistico piccolo, robusto ed economico, ma con prestazioni da laboratorio d’eccellenza. A guidare il progetto è l’istituto di ricerca belga IMEC, pioniere nella lettura elettrica dei centri NV. Il consorzio riunisce otto partner da cinque paesi europei, tra centri di ricerca, istituti di metrologia e aziende: dall’Accademia austriaca delle scienze a Infineon, da Thales alla francese Kwan-Tek, fino al tedesco PTB, che calibrerà le prestazioni dei dispositivi con precisione estrema.