Arriva la vendetta americana per l’uccisione di due soldati. Teheran continua l’attacco ai Paesi del Golfo

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Cresce il timore per una ennesima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran dopo l'attacco di Teheran ad una base in Giordania in cui due militari americani sono rimasti uccisi e un altro risulta ancora disperso. Ieri mattina l'esercito Usa ha annunciato di aver colpito installazioni militari iraniane di sorveglianza costiera e difesa aerea, nonché le forze del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche responsabili dei raid mortali. La Repubblica islamica ha risposto con attacchi contro Kuwait, Bahrein e Giordania, paesi del Medioriente in cui Washington mantiene una significativa presenza militare. Donald Trump ha commentato la morte dei due soldati (i primi uccisi da quando la tregua si è interrotta nelle scorse settimane, portando a 16 il numero di vittime tra il personale militare statunitense dall'inizio della guerra) dicendo che si tratta di «una cosa molto triste, ed è doloroso assistere a tutto ciò». «È un sacrificio compiuto al servizio del nostro paese», ha detto il tycoon in un'intervista con NewsNation, in cui ha ripetuto che l'Iran «non avrà mai l'arma nucleare» e non gli importa che il nemico abbia annullato il memorandum d'intesa: «Non me ne può fregare di meno», aggiungendo che vuole inserire anche l'Iran nella legge che impone sanzioni alla Russia. Previsto inoltre l'invio nel Golfo di altri aerei da guerra americani.Gli attacchi Usa sono iniziati alla mezzanotte italiana di ieri «su disposizione del commander in chief», ha scritto su X il Centcom: «Tali attacchi mirano a ridurre ulteriormente la capacità dell'Iran di minacciare il traffico navale commerciale nello Stretto di Hormuz e a punire tempestivamente le forze che hanno sferrato attacchi contro nostri militari in Giordania». I blitz hanno colpito Sirik, una città portuale sullo Stretto, e secondo l'ufficio del governatore dell'Hormozgan, anche una zona nei pressi dell'isola di Qeshm, sferzata da almeno sei missili. Situata a soli 22 chilometri a sud della città portuale iraniana di Bandar Abbas, l'isola domina lo Stretto di Clarence, il braccio di mare che la separa dalla terraferma, noto anche come Kuran, e funge da piattaforma principale per la potenza navale asimmetrica dell'Iran. Teheran ha parlato pure di un attacco statunitense al sito della centrale nucleare civile in costruzione di Darkhovin, in seguito al quale l'Aiea ha comunicato che «l'impianto si trova ancora nelle primissime fasi di costruzione e, al momento dell'ultima ispezione non conteneva materiale nucleare». L'agenzia atomica dell'Onu ha ribadito che «l'attacco segnalato non viene ritenuto in grado di comportare alcun rischio radiologico», ma il suo direttore generale Rafael Grossi ha reiterato «l'appello alla massima moderazione militare nelle vicinanze di tutti i siti legati al nucleare».