Da decenni gli autodemolitori si basano su una consolidata sequenza di operazioni: arriva l'auto, la si svuota dei fluidi, si smontano i pezzi buoni da rivendere e il resto va al frantumatore. Con il Regolamento europeo sui veicoli a fine vita (ELV), approvato dal Parlamento europeo il 18 giugno, questo flusso si arricchirà di nuove operazioni e adempimenti di tracciabilità, raggiungendo un livello di complessità finora mai visto. «La norma rende gli autodemolitori protagonisti di un sistema industriale circolare, che li porterà ad agire di concerto con le Case», spiega Marco Ferracin di Safe, l'hub delle economie circolari, «chi saprà attrezzarsi troverà nuove opportunità, chi non si adeguerà al sistema sarà invece tagliato fuori. È solo questione di tempo».
Con l'introduzione del regime di responsabilità estesa del produttore (EPR), le Case, al netto dei ricavi di filiera, dovranno sostenere economicamente la raccolta dei veicoli a fine vita, il loro trasporto al centro di trattamento più vicino, la bonifica e il disassemblaggio certificato, la frantumazione e il riciclaggio dei materiali. «Per non incorrere in irregolarità di cui potrebbero essere considerati responsabili, i produttori dovranno selezionare autodemolitori, impianti di frantumazione e altri player di filiera che operano in piena legalità e trasparenza, che adottano standard e procedure richiesti dalla norma e che sono in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali: reimpiego o riciclo di almeno l'85% del peso del veicolo, recupero del 95% e presenza di una quota di plastica riciclata nei veicoli nuovi», precisa Ferracin.






