ROMA – La domanda è: le valutazioni periodiche egemonizzate dalle grandi agenzie di rating – Standard & Poor's, Moody's e Fitch – si fondano più su dati osservati da vicino, oppure prevalgono i pregiudizi, soprattutto quando si parla di economie africane? I colossi dediti alle analisi della “robustezza” degli assetti finanziari – come è noto – valutano la solvibilità di uno Stato (o di un soggetto) e cercano di attribuire un giudizio a cadenza periodica sulla capacità dell’analizzato di generare risorse necessarie per far funzionare al meglio una economia. Il problema è che spesso fanno troppo presto a declassare, specialmente i Paesi più fragili: bastano i primi segnali di crisi, per poi essere molto prudenti nel “riabilitare” i declassati quando le cose ricominciano ad andare meglio. Insomma, c'è “un potere enorme in mano a tre società private, che non rispondono a nessun elettore – come si sottolinea in un articolo di Valori.it – e sull'Africa quel potere viene esercitato con giudizi che spesso non stanno in piedi”.
Le conseguenze sul piano economico sono tangibili e gravissime. Il debito pubblico africano è di circa 1,16 trilioni di dollari; il rapporto debito/PIL medio supera il 71%. Sui bilanci dei singoli Paesi gravano soprattutto i prestiti statali, i creditori privati occidentali e l’aumento dei tassi di interesse, per i quali i governi spendono oltre 160 miliardi di dollari all’anno solo per ripianare il debito. Un'analisi del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha stimato che i declassamenti delle agenzie di rating occidentali, così spesso frettolosi, se non del tutto ingiustificati, costano al continente africano circa 75 miliardi di dollari all'anno in maggiori interessi sul debito. Interessi che aumentano artificialmente e che i governi africani devono pagare per emettere altro debito. Si innesca così una spirale che ostacola ogni possibile crescita. Non a caso, l'Unione Africana ha promosso la creazione di una propria agenzia di rating continentale (l’AfCRA) per fornire valutazioni considerate da molti più veritiere, proprio perché fondate sulle reali dinamiche economiche locali.






