Uno degli studi più interessanti sul debito esterno del Sud Globale è il Jubilee Report, redatto da economisti di fama internazionale (fra cui il Premio Nobel Joseph Stiglitz) su invito del Vaticano al tempo di Papa Francesco, e poi pubblicato sotto Leone XIV nel settembre del 2025. Poiché molti dei Paesi più indebitati fanno parte del Continente africano, il Rapporto può essere considerato anche come un approfondimento sul debito degli Stati dell’Africa, e come una cornice per proposte innovative in vista di un suo alleggerimento. Una parte dei suoi rilievi è peraltro confluita nella Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo, svoltasi a Siviglia nell’estate dello scorso anno.
Nel 2026, secondo Standard & Poor’s, i governi africani hanno spesso circa 90 miliardi di dollari solo in scadenze degli interessi sul debito. Poche settimane fa Vera Songwe - stimata economista camerunese e membro della Commissione che ha stilato il Jubilee Report - ha lamentato in un suo articolo che dall’inizio della guerra in Iran fino al termine del mese di aprile il debito africano era cresciuto di circa 4,4 miliardi di dollari, cioè quasi l’equivalente di un impianto fotovoltaico della potenza di 1 Gigawatt, o di 400 km di ferrovia. Un aumento dovuto alla risalita dei tassi di interesse generata da un conflitto deciso da Stati Uniti ed Israele, e non da uno Stato africano. Come già nel caso del Covid 19 e della guerra in Ucraina, l’Africa patisce quindi sul fronte economico situazioni internazionali che non ha contribuito in alcun modo a creare.






