The Document Foundation (TDF) torna ancora una volta sul tema dei formati documentali e dell’interoperabilità, due questioni che possono sembrare riservate agli specialisti ma che invece incidono ogni giorno sul modo in cui aziende, scuole, tribunali e Pubblica Amministrazione producono, scambiano e conservano informazioni. La fondazione indipendente e senza scopo di lucro che si occupa dello sviluppo e della promozione della suite libera LibreOffice e che ospita il Document Liberation Project richiama l’attenzione su un punto preciso: il vincolo più efficace di Microsoft Office (ormai Microsoft 365) non coincide necessariamente con una licenza, un contratto o una funzione esclusiva. Molto più spesso si nasconde dentro un normale documento.
Nata nel 2010 attorno alla comunità che sviluppa LibreOffice, TDF promuove software libero, standard aperti e formati che non dipendano dalle decisioni di un singolo produttore. Da anni sostiene ODF (OpenDocument Format) come formato nativo per i documenti modificabili e lavora per offrire strumenti che facilitino il recupero dei contenuti archiviati in formati proprietari ormai obsoleti o difficili da interpretare. Il nuovo intervento firmato da Italo Vignoli prosegue quindi una riflessione più ampia: dopo aver spiegato perché gli standard aperti tutelano la libertà di scelta, affronta il meccanismo che continua a limitarne l’adozione.







