Borja Iglesias aveva annunciato la sua strategia alla vigilia della finale: un saluto rapido, sorriso di circostanza e via. È andata proprio così. Il tycoon però ci ha provato lo stesso: dopo aver consegnato la coppa, è rimasto in mezzo ai giocatori per provare ad apparire in tutte le foto, fallendoBorja Iglesias aveva annunciato la sua strategia alla vigilia della finale: un saluto rapido, sorriso di circostanza e via. È andata proprio così. Il tycoon però ci ha provato lo stesso: dopo aver consegnato la coppa, è rimasto in mezzo ai giocatori per provare ad apparire in tutte le foto, fallendoA metà tra serio e faceto, due giorni prima della finale, Borja Iglesias si era già proiettato verso l’ipotesi di una stretta di mano presidenziale a stelle e strisce: “Lo saluterò, non voglio finire in prigione”. La domanda riguardava cosa avrebbe fatto al momento di ricevere la medaglia d'oro da Donald Trump, il padrone di casa di questa finale dei Mondiali negli Stati Uniti. "La gente sa benissimo cosa penso, ma non credo che questo sia il momento di creare polemiche. Spero di incontrarlo in un momento in cui saremo tutti molto felici, e che tutto passi in fretta così da dimenticarmelo quanto prima”. Le rotte politiche di Borja non lasciavano spazio a dubbi: in passato si era tinto le unghie di nero in solidarietà al movimento Black Lives Matter, sostenuto i manifestanti che sono scesi in piazza per la Palestina e aveva preso diverse volte posizione pubblica contro la destra spagnola. In qualche modo aveva promesso anche questa volta di lasciare il segno. Detto, fatto. Quando è arrivato il momento, l’attaccante spagnolo ha allungato la mano verso Trump con l’attitudine di chi sembrava aver pianificato ogni millisecondo, senza mai incontrarne lo sguardo, per poi proseguire la sua sfilata cerimoniale. La stretta più veloce della storia dei Mondiali, già virale su X, commentata da mezzo mondo. In modo ancora più palese, altri giocatori hanno del tutto ignorato il tycoon. È il caso di Cristian Romero ed Enzo Fernandez, argentini, che hanno ricevuto la medaglia dal presidente Fifa Gianni Infantino per poi proseguire dritti, a testa alta, senza incrociare gli occhi del presidente Usa.Mondiali, i fischi a Trump e InfantinoL'ingresso di Trump in campo per le premiazioni, fianco a fianco con il suo inseparabile amico Infantino, è stato accolto dai fischi più forti della serata. L'organizzazione aveva studiato una contromisura: mostrare Trump sul maxischermo soltanto alla fine dell'inno nazionale, quando partono spontaneamente gli applausi, per diluire il rischio di contestazioni. Non è servito a nulla. I giornalisti del pool presidenziale al seguito hanno misurato il rumore dello stadio a 78 decibel prima del suo arrivo, salito a 84 quando è apparso sul prato del MetLife. Sul Guardian, il vicepresidente della federazione calcistica americana Nathan Goldberg Crenier ha definito Trump "una macchia morale" e ha accusato Infantino di essere un "personaggio faustiano" dall'ambizione smisurata che "ha benedetto le guerre in nome del calcio". La risposta di Trump? A Fox Sports ha già annunciato che gli Stati Uniti candideranno subito un'altra edizione del Mondiale: "Dobbiamo farlo e riuscirci quando sono ancora in giro”.Il premier spagnolo Pedro Sánchez, che in tribuna aveva stretto la mano al tycoon - insieme al re Felipe VI - in un gesto a metà tra il calore istituzionale e il gelo diplomatico, nei giorni precedenti aveva già risposto in anticipo alla domanda su chi avrebbe consegnato la coppa: "Più che chi la consegna, quel che conta è chi la riceve”. Trump non sembrava turbato da nessuna delle due cose. Si era dichiarato neutrale sulla finale, salvo poi ammettere che è "difficile scommettere contro Messi”. L'amico Javier Milei era rimasto a Buenos Aires per scaramanzia: non si toglieva da settimane la giacca di una società petrolifera indossata per la prima volta contro la Svizzera, e non intendeva rischiare.Una foto mondialePoi, dopo aver consegnato la Coppa del Mondo a Rodri insieme a Infantino, Trump ha fatto quello che aveva già provato a fare al Mondiale per Club 2025 con il Chelsea: è rimasto lì, sorridente e gongolante, vicino ai giocatori spagnoli, nel tentativo di apparire in tutte le foto celebrative. Infantino, visibilmente imbarazzato, gli chiedeva timidamente di spostarsi per lasciare spazio alla squadra. Non è servito. Alla fine ci ha pensato proprio Rodri, capitano della Spagna e miglior giocatore del torneo, ad accompagnarlo con garbo e fermezza fuori dall’inquadratura. Infantino gli è subito corso accanto, per non lasciarlo solo ai margini del palco. Dopo la finale, Trump ha dichiarato ai giornalisti che "non c'è nessuna tensione con la Spagna", nonostante pochi giorni prima avesse minacciato di tagliare tutti i rapporti commerciali con Madrid. Per questa volta, a esser tagliato fuori è stato lui, seppur si trattasse solo di una foto.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp