Pochi giorni fa a Catania. nella zona industriale e precisamente in via Franco Gorgone - "padre" della farmaceutica in città - un sit-in partecipato da centinaia di lavoratrici e lavoratori ha dato voce al malcontento contro il futuro incerto di 330 di loro. E dello stesso stabilimento della multinazionale Pfizer. Otto ore di presidio che hanno mostrato l'orgoglio di chi rivendica quarant’anni di storia produttiva che, secondo i manifestanti, un’azienda vorrebbe archiviare con un colpo di penna. «Ho visto negli occhi dei lavoratori la stessa dignità che li ha accompagnati per quarant’anni di sacrifici in quello stabilimento - commenta Giuseppe La Mendola, Segretario provinciale Fialc Cisal Catania - e oggi quella dignità pretende risposte, non promesse».

Nel mirino del sindacato c’è il vertice locale dello stabilimento, ritenuto ormai un interlocutore inaffidabile. Per Fialc Cisal, che come sottolinea La Mendola è «il primo sindacato in termini di lavoratori associati e Rsy», è stato disatteso l’impegno assunto con le istituzioni e con il governo nazionale, quando si era garantito che Pfizer non avrebbe lasciato Catania. «Quella parola oggi è carta straccia di fronte a 330 esuberi annunciati e a una cessione sempre più concreta - sottolinea La Mendola - Non è più una questione di credibilità, ma di rispetto verso un intero territorio, verso le famiglie e verso lavoratori che hanno assicurato con professionalità e sacrificio la produzione in uno degli stabilimenti farmaceutici storici del Mezzogiorno. Da oggi, per noi, quel management ha smesso di essere un interlocutore credibile». Lo sguardo del sindacato è però puntato sul domani. Qualora la dismissione del sito etneo dovesse materializzarsi, Fialc Cisal pretende che avvenga esclusivamente a favore di un operatore industriale del farmaco serio e strutturato, in grado di garantire reali prospettive di crescita occupazionale attraverso un piano industriale chiaro, fondato e verificabile.