Il cartellino giallo appena entrato in campo, un altro paio di interventi inutili che avrebbero meritato abbondantemente la seconda ammonizione. Poi la vergognosa rissa a fine partita, mentre la Spagna stava legittimamente celebrando il suo trionfo. Leandro Paredes è stato l’emblema della figuraccia dell’Argentina nella finale dei Mondiali. L’Albiceleste ha recitato il ruolo della squadra “brutta, sporca e cattiva” per tutto il torneo, proprio nell’ultimo atto però si è dimenticata che nel calcio va bene fare i duri ma ad un certo punto a pallone bisogna anche giocarci. Invece ha continuato a randellare, trovando l’inevitabile espulsione di Enzo Fernandez. Ha provato a recuperare la finale solo negli ultimi minuti dei tempi supplementari, quando ormai era troppo tardi.

Paredes è entrato in campo nella ripresa, dopo che il ct Scaloni aveva deciso a sorpresa di lasciarlo fuori dalla formazione titolare, preferendogli Nico Gonzalez. Forse il tecnico aveva già percepito come le energie del centrocampista 32enne fossero ormai al lumicino, ma durante il maxi-intervallo della finale al MetLife Stadium di East Rutherford ha deciso per la retromarcia, togliendo proprio Nico per riaffidare le chiavi del centrocampo a Paredes. Che per prima cosa si è fatto ammonire: inutile botta a Rodri, poi uno spintone a Dani Olmo sotto gli occhi dell’arbitro Vincic che non ha potuto fare finta di nulla. Erano passati appena sette minuti dal suo ingresso in campo.