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C’è chi minaccia la serrata, chi ha già chiamato i legali per formulare l’ennesimo ricorso in materia e chi spera ancora di riaprire il dialogo con Roma. È la reazione dei laboratori e ambulatori privati accreditati dell’Isola al nuovo nomenclatore per le prestazioni sanitarie, rivisto e corretto dal ministero della Salute dopo le varie sentenze del Tar Lazio, che negli ultimi sei mesi, anche su input delle battaglie legali intraprese dal comparto siciliano, hanno annullato il tariffario emanato nel 2024 ritenendolo incongruo rispetto alle spese sostenute dalle strutture convenzionate, ma differendone gli effetti di un anno a partire dal 22 settembre 2025, proprio per consentire al governo di predisporre un altro provvedimento entro l’estate 2026, evitando nel frattempo vuoti normativi nell’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza. E così è stato, o quasi. Per superare le criticità evidenziate dal giudice amministrativo, il ministero ha elaborato una bozza di decreto, inviato alla Conferenza Stato-Regioni per raggiungere quanto prima l’intesa: uno schema che prevede il rialzo dei rimborsi per i privati, con un impatto da circa 211 milioni di euro in tutta Italia, ma che non convince per nulla le associazioni di categoria. A cominciare da Federbiologi, con il segretario regionale, Lorenza Miraglia, che parla di «una vera e propria farsa, visto che Roma ha di fatto ignorato i laboratori di analisi, aumentando di una inezia alcune prestazioni e di 0,80 centesimi il prelievo del sangue. In barba alla patologia clinica, il ramo più danneggiato dal nomenclatore, che, ricordiamolo, taglia le compensazioni fino al 60-80%. Difatti, il nuovo tariffario cambia per non cambiare nulla: nonostante i nostri ricorsi, siamo sulla stessa strada del 2024, che porterà alla chiusura delle strutture».