Nessun colpevole sarà chiamato a risarcire, ma potrebbero essere tanti i responsabili di quello che la Corte dei Conti ha definito come un danno «pesantissimo ed irreversibile» alla storia e alla memoria della Sardegna. Un danno che la Procura regionale ha quantificato in quasi 200 milioni di euro. Nella sentenza che ha assolto, per assenza del dolo, la titolare della società che aveva in gestione l’archivio e la biblioteca del Consiglio regionale, andati distrutti in un incendio che il 28 gennaio 2022 devastò il deposito dell’azienda a Uta che li custodiva, i giudici erariali hanno usato parole pesantissime per riassumere l’accaduto e le omissioni che potrebbero aver contribuito alla perdita di documenti originali dal valore storico inestimabile.

Le responsabilità

«Rimane sullo sfondo una considerazione ulteriore, che sorge in modo spontaneo e immediato», si legge nel commento finale alla decisione della Corte, presieduta dalla giudice Donata Cabras (con a latere i consiglieri Tommaso Parisi e Valeria Mistretta): «Un patrimonio di beni culturali dal valore unico ed inestimabile, comprendente anche l’archivio del Consiglio Regionale, impiantato sin dal 1949 e che incarnava l’identità, le radici, la storia e la stessa memoria della Regione Autonoma Sardegna e dell’orgogliosa collettività di riferimento, da consegnare intatto alle generazioni future per poter ricostruire in ogni momento il proprio passato, avrebbe dovuto essere tutelato e preservato con estremo rigore ed attenzione in via preventiva attraverso una serie di controlli mirati, puntuali, improvvisi, penetranti ed assidui, atteso che la condotta della convenuta rappresenta soltanto l’ultimo anello della variegata catena causale, imperniata su diverse azioni ed omissioni, che ha determinato in difetto di anticipati interventi risolutivi il pesantissimo ed irreversibile danno». Sul piano del diritto, però, la Corte dei Conti ha ribadito la necessità di assolvere Maria Ignazia Mameli, titolare della Sisar, per effetto dello “Scudo erariale” introdotto nel 2020: una norma che impone, affinché ci sia una condanna al risarcimento, la dimostrare della volontà dell’evento dannoso (il dolo), prova che in questo caso è mancata.