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Giampaolo Chavan

Il viaggio da Sappada a Tolmezzo, la piccola Viola in sofferenza respiratoria per oltre un'ora: «Ho ricevuto la stessa assistenza che ha avuto mia nonna ottant’anni fa. Non deve succede più»

«Volevamo dare giustizia e dignità a nostra figlia, i soldi non ci interessano perchè mai nessuno potrà risarcirci di un dolore così atroce o ridarci viva Viola».L’ex sciatrice di fondo Marina Piller parla al telefono senza mai cedere all’emozione, descrive il calvario vissuto in questi sette anni dopo la morte della sua piccola, avvenuta durante il parto nell’ospedale di Tolmezzo in provincia di Udine, la notte del 10 luglio 2019. L’esito del processo durato dal 2022 fino all’aprile scorso, risale a pochi giorni fa quando il tribunale civile friulano ha condannato l'Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale al risarcimento di oltre 800 mila euro in favore dei genitori, l’ex campionessa di 42 anni di Sappada, suo marito e dei familiari più stretti, assistiti dall’avvocato Massimiliano Campeis. «L’Azienda non ha presentato ricorso», fa sapere la Piller. Che nel frattempo, ha continuato a fare la mamma: «Avevo già una figlia quando è morta Viola, poi ne sono nati altri due ma io di fatto mi sento di avere quattro figli non tre», rivela l’ex campionessa di sci che all’epoca del parto aveva abbandonato lo sport da tre anni. La cifra ottenuta dal Tribunale ha già un indirizzo: «Non abbiamo ancora deciso a chi dare questi soldi», spiega, «ma vorremmo donarli a chi ha bisogno per dare un senso a ciò che è successo, perchè la morte di Viola non sia stata vana, non vogliamo che succeda più a nessuno una tragedia del genere».