Sabato e domenica scorsi ho partecipato, ad Istanbul, a un’importante conferenza di giuristi promossa, tra gli altri, dagli Ordini degli Avvocati di Turchia e Giordania, avente ad oggetto la promozione della giustizia e del rispetto del diritto internazionale per la Palestina.

Tema quantomai attuale e difficile. Gli organismi giudiziari internazionali come la Corte penale internazionale e la stessa Corte internazionale di giustizia, principale organo delle Nazioni Unite addetto alla tutela del diritto internazionale, come pure i Relatori indipendenti come Francesca Albanese e le organizzazioni non governative che raccolgono i dati relativi ai crimini di Israele, sono sotto violento attacco da parte del governo statunitense.

L’Occidente che annega in un mare di fango, sangue ed escrementi rinnega ogni forma di diritto, sia interno che internazionale. Le squadracce di assassini dell’Ice, fortemente volute da Trump, continuano ad uccidere migranti e cittadini statunitensi. Lo stesso Trump, chiaramente sconfitto dall’Iran che aveva aggredito insieme a Netanyahu il 28 febbraio, sembra abbandonare ogni proposito di mediazione per quanto riguarda l’Ucraina, mentre la pessima classe dirigente europea, al soldo della finanza e delle lobby, rilancia il riarmo per far fronte all’inesistente minaccia russa, compiendo così la sua missione storica che è quella di alimentare a dismisura i profitti del complesso militare-industriale, oltre a quelli delle compagnie petrolifere che ci costano le sofferenze e i disastri dovuti al caldo abnorme di questi giorni, destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni fino a rendere invivibili l’Italia e l’Europa (altroché la necessità di abituarsi al clima tropicale evocata dallo sprovveduto presidente del Senato La Russa).