La proposta di Avs – illustrata qualche giorno fa dal vicepresidente del Consiglio comunale di Firenze Vincenzo Pizzolo – è chiarissima: requisire le case private vuote. E la tecnica comunicativa è quella già sperimentata per attrarre consensi sull’ipotesi di nuove patrimoniali; lì il riferimento è ai ’milionari’, qui ai ’grandi proprietari’, per giunta colpevoli di tenere gli immobili sfitti ’ingiustificatamente’: un avverbio più adatto al lessico di un regime autoritario che a quello di una democrazia liberale.
Si tratta di un’iniziativa isolata del partito di Ilaria Salis? Non proprio. Il capogruppo del Pd, Luca Milani, si è così pronunciato: "Siamo d’accordo sulla richiesta di un censimento puntuale. Quanto alla proposta di requisizione temporanea, rischia di essere impattante politicamente, ma parleremo con i nostri alleati". Idee come quella della requisizione delle case sono il naturale approdo di una cultura politica che considera la proprietà privata un ostacolo anziché una risorsa. La stessa cultura che in Emilia Romagna ha portato il divieto di destinare le abitazioni agli affitti brevi in alcune zone della città (come ha già fatto Bologna) e che finirà per far aumentare il prezzo delle camere d’albergo, senza alcun ampliamento dell’offerta abitativa. Intendiamo sapere se questa tesi, che appartiene ad un partito che è una costola importante della maggioranza anche reggiana, trovi sponda nella nostra giunta. Sarebbe opportuna una decisa presa di distanza da queste posizioni.







