Un terremoto giudiziario travolge la provincia di Arezzo, svelando i contorni di un gigantesco sistema di abusivismo finanziario e truffa legato al mondo delle criptovalute. Il pubblico ministero Sandro Cutrignelli della Procura di Firenze ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il procedimento nato nel 2021, mettendo la parola fine a una complessa inchiesta transnazionale che vede al centro il "Progetto Dcm - Digital Coin Management".

I numeri sono da capogiro: oltre 17,6 milioni di euro raccolti illecitamente da oltre 1200 ignari risparmiatori in tutta Italia, di cui un centinaio tra le parti offese. Ma il dato che salta agli occhi è il radicamento territoriale dell’organizzazione: su 39 indagati complessivi, ben 30 sono nati o residenti nell’aretino, delineando una fitta ragnatela di promotori, advisor e procacciatori che ha letteralmente setacciato il Valdarno, la Valdichiana e il capoluogo. L’architettura del sistema, secondo l’accusa, si basava su un’associazione per delinquere transnazionale con basi strategiche in Inghilterra, Slovenia e Malta.

Al vertice, in qualità di promotori e organizzatori, figurano quattro persone principali, tra cui spicca in modo particolare un cittadino residente a Capolona. Erano queste figure apicali a gestire i fili del meccanismo fraudolento, promuovendo al pubblico contratti di investimento mascherati da "pack di lending" sia in euro che in bitcoin, promettendo rendimenti elevati e sicuri sul mercato delle valute virtuali a fronte di rischi presentati come quasi nulli.