Raccogliere i rifiuti e lasciare le conchiglie. È la nuova consapevolezza ambientale. «La nostra estate migliore». C’è infatti un episodio, emerso in questi giorni: tra i «lasciti» generazionali, spicca la riconsegna di quaranta chili di «spiaggia». La sabbia era stata prelevata nel 1979 a Is Arutas, in Sardegna, per un giardino zen, da una famiglia in vacanza. Gesti compiuti con leggerezza che la coscienza di oggi valuta «inaccettabili». Un danno a un ecosistema fragile.
Nel passaggio da madre in figlia, è avvenuta la consapevolezza. Parliamo di restituzione alla società, non solo della sabbia di quarzo, preziosa, unica, che torna ai sardi. Parliamo di una dote, quella civica, che si allena. La coscienza nell’estate 2026 è più matura, questa è la speranza: le cattive abitudini si possono abbandonare (al posto delle plastiche, dei mozziconi, degli animali domestici, ricordi tristi di tante stagioni). Anche questo è un metro di misura del progresso. I tempi cambiano, in meglio a volte. Si possono recuperare: cartacce, errori, e sogni. Fare scelte pubbliche e private più consapevoli e nel nostro bilancio sociale mettere con un po’ di soddisfazione «il nuovo modo di guardare le cose». Perché il piacere di un bene pubblico vale di più del «proprio orticello».







