Il caso. 25 agosto 2026 alle 00:24E i turisti, nei b&b e nelle case in affitto, non sanno come smaltire l’immondizia
È sufficiente abbassare lo sguardo. La città sporca di cui si lamentano i cagliaritani al bar, al ristorante, sui social, è lì, sui marciapiedi, agli angoli delle strade, accanto ai cestini e attorno ai cassonetti riservati ai residenti. Sacchetti abbandonati e squarciati, bottiglie, cartoni, avanzi di cibo che il caldo trasforma in cattivi odori. In via Sicilia basta avvicinarsi ai contenitori in ghisa per trovare di tutto: confezioni sporche, resti della cena, fazzoletti, persino tracce di rapporti d’amore consumati velocemente. E non è una fotografia delle periferie. Da Stampace a San Benedetto, da Is Mirrionis a Genneruxi, dalla Marina a San Michele: non c’è più un confine tra centro e periferia. C’è una città che sopra si mostra bellissima e sotto, all’altezza dei piedi, racconta un’altra storia.
La mappa
Il viaggio comincia proprio dalla Marina, uno dei quartieri che più di altri dovrebbe essere una cartolina per i turisti. Via Sicilia e via Baylle rappresentano il punto più evidente: attorno ai contenitori si accumula ciò che qualcuno ha deciso di non conferire correttamente. Ma pochi minuti a piedi bastano per capire che i sacchetti sono soltanto metà del problema. L’altra metà sono strade annerite, macchie, residui che resistono per giorni, angoli nei quali un lavaggio non basta. È qui che il racconto cambia. Perché con le temperature di agosto bastano poche ore perché un avanzo di cibo diventi cattivo odore, o una busta rotta attiri insetti.







