La svolta è di pochi giorni fa: i dirigenti della Treccani stanno «valutando di ridefinire l’espressione Bocca di rosa». Non più sinonimo di prostituta ma «donna libera», come Fabrizio De André l’aveva per altro presentata al mondo alla nascita, nel 1967. «C’è chi l’amore lo fa per noia/ Chi se lo sceglie per professione/ Bocca di rosa né l’uno né l’altro/ Lei lo faceva per passione», aveva cantato Faber per più di trent’anni. Una donna libera, appunto. Che sceglieva di avere liberi rapporti sessuali per puro piacere e che è finita nella categoria prostitute perché a lungo quella categoria è stata la sola che si avvicinasse al concetto di libertà sessuale.
Dopo sessant’anni, la «revisione» prevista per il prossimo dizionario Treccani è molto più di una precisazione lessicale. Ci racconta l’evoluzione del concetto di libertà sessuale per le donne (per gli uomini non è mai stata in discussione) ma soprattutto ci dice che oggi la società è pronta (forse, diciamo noi) ad accettare l’idea che una donna possa farlo solo «per passione». E poi tira in ballo un argomento importante ma da sempre sottovalutato: le parole giuste per definire la realtà. Nel caso di Bocca di rosa la parola giusta non è mai stata prostituta: già lo dice il testo, ma anche lo stesso De André davanti all’interpretazione popolare che la voleva meretrice ha ripetuto a più non posso che «lei è molto arrabbiata perché non è una prostituta».







