Due anniversari, una sola passione per il jazz, principalmente legato alle intemperanze esistenziali del be-bop, rendono il cinema francese tra la fine degli anni Cinquanta e la seconda metà degli anni Ottanta un avamposto assoluto del connubio tra la musica afroamericana in Europa e il virtuosismo che assume prima i connotati anticipatori della Nouvelle Vague, con Ascensore per il patibolo (1958) di Louis Malle, per poi recuperare proprio lo stile classico ripudiato del “cinema di papà”, con Round Midnight – A mezzanotte circa (1986) di Bertrand Tavernier, e riprendere diversamente quota. Il primo anniversario spetta dunque di diritto a Miles Davis, oggi idealmente centenario, il quale dopo una serie di contatti e intermediari, improvvisa dal vivo nell’arco di una notte la colonna sonora davanti alle scene proiettate del film di Malle; mentre il secondo anniversario, va da sé, riguarda i quarant’anni trascorsi dalla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia del film di Tavernier con, la colonna sonora di Herbie Hancock vincitrice dell’Oscar e l’interpretazione, ma diremmo anche l’anima del sassofonista Dexter Gordon.
I due film non sono quindi musicali intimamente, ma interamente ripensati e attraversati a livello acustico dai jazzisti, come nel caso del noir di Malle; o addirittura costruiti addosso ai jazzisti. Miles Davis rivive dunque in tempo reale il film esprimendosi musicalmente al cospetto dello schermo fino a quel momento muto o dialogato, istituendo un ulteriore giro di vite ritmico; mentre Dexter Gordon da non attore e perciò a maggior ragione interprete istintivo di sé stesso, nel ruolo del protagonista Dale Turner, in trasferta e quasi in esilio a Parigi come tanti virtuosi del be-bop, condivide a distanza di un tentennio i medesimi anni Cinquanta in cui il cuore pulsante della musica nera era il locale Blue Note nel cuore della capitale francese, nonché omonimo della nota etichetta discografica statunitense specializzata nel jazz. Ma cosa lega ulteriormente queste due opere centrali di un discorso audiovisivo rigorosamente “black”, se non l’idea medesima di una vertigine amorosa, di due amanti diabolici, interpretati da Jeanne Moreau e Maurice Ronet, in Malle; e di un giovane amante del be-bop, interpretato a sua volta da François Cluzet, irretito dal suo idolo Turner/Gordon in Tavernier, senza contare la condivisione in sede di registrazione delle tracce sonore nel primo o della presenza in campo nel secondo durante le esecuzioni di musicisti come Pierre Michelot, che funge da trait d’union?






