Tra piazza Castello e piazza San Carlo il circo di strada compare senza avvertire. Una musica che arriva da una cassa, una corda tesa, un clown che inciampa apposta, un giocoliere che lancia una torcia verso il cielo. Qualcuno rallenta. Un bambino si ferma. Nel giro di pochi minuti nasce un cerchio. È lì che comincia tutto. "Fare cerchio” Gli artisti lo chiamano “fare il cerchio”: trasformare un pezzo di strada in un palco. Ma dietro l’apparente improvvisazione esiste un mondo fatto di tecnica, psicologia, regole non scritte e precarietà. Un sottobosco urbano che vive soprattutto nei weekend e nei mesi caldi, nelle piazze dove il flusso di persone può trasformarsi in pubblico. «La parte più difficile è convincerli a fermarsi» racconta Giulio Lanzafame, 42 anni, siciliano di origine e torinese d’adozione. «La gente arriva con i propri problemi. Tu devi creare uno spazio mentale diverso». Con una playlist che passa «dalla musica classica alla canzone più assurda possibile», Lanzafame gioca sul fallimento. Fa cadere oggetti, si prende in giro da solo, esaspera la comicità. «Voglio attirare l’attenzione il più in fretta possibile. Quando sento che il pubblico è coinvolto chiudo il cerchio subito. Lì inizia un gioco psicologico».