Le immagini drammatiche del litorale tra Squillace e Copanello di Stalettì assediato dalle fiamme, con i bagnanti in fuga dagli stabilimenti, e lo snodo strategico del Bivio “Nalini” paralizzato dal fumo alle porte di Catanzaro, non descrivono una calamità imprevedibile, ma raccontano il collasso annunciato di un sistema di gestione del territorio. Mentre i Vigili del Fuoco e i volontari affrontavano una giornata drammatica da oltre 150 interventi in tutta la regione, è andato in scena il consueto rimpallo di competenze sulle spalle dei cittadini.
Il Codacons rifiuta categoricamente la retorica dell’evento eccezionale o la scusa del forte vento, evidenziando la differenza tra chi punta il dito a tragedia avvenuta e chi aveva preventivamente denunciato lo stato di totale abbandono dei margini stradali mesi addietro. Gli appelli dell’associazione, rimasti inascoltati, fotografavano esattamente lo scenario verificatosi, con cumuli di sterpaglie e vegetazione incolta trasformati in corsie preferenziali per il fuoco. La mappa delle responsabilità vede l’Anas obbligata a garantire la sicurezza sulle statali sradicando la vegetazione secca lungo arterie sensibili come la SS 106, i Comuni tenuti a vigilare sui centri urbani sanzionando l’incuria dei privati, e la Provincia incaricata della gestione della rete viaria secondaria e delle relative cunette.











