Conservare dati digitali per lunghi periodi è una sfida concreta per istituzioni, aziende e centri di ricerca, alle prese con archivi sempre più vasti e delicati.

I supporti tradizionali, come hard disk e nastri magnetici, richiedono manutenzione e sostituzioni cicliche, con costi e rischi di perdita nel tempo. In questo contesto si inserisce una ricerca pubblicata su Nature, che descrive i progressi di Microsoft Research nel progetto Silica.

L’obiettivo è ambizioso: realizzare un sistema di archiviazione stabile per millenni, sfruttando il vetro come supporto fisico. Secondo i dati diffusi, una singola lastra grande quanto un palmo potrebbe contenere milioni di libri, garantendo al contempo una durata stimata superiore ai 10.000 anni.

Un sistema completo basato su tecnologie note

L’idea di registrare informazioni nel vetro non è nuova. Già negli anni Novanta il fisico Eric Mazur dimostrò che impulsi laser ultrabrevi potevano modificare in modo permanente la struttura interna del materiale. Successivamente, nel 2014, il team dell’Università di Southampton guidato da Peter Kazansky sviluppò un sistema su quarzo fuso con durata teoricamente illimitata.