Tra le vie di Betlemme, e nei campi profughi palestinesi, la finale tra Spagna e Argentina diventa un’occasione per sfuggire alla dura realtà dell’occupazione e ringraziare chi, in Europa, continua a sventolare la bandiera palestinese.
Nel campo profughi di Aida i bambini indossano la maglietta del Barcellona. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida
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“Se vince la Spagna vinceremo anche noi”, dicono dei bimbetti alti poco più di un metro. Corrono con indosso il completino del Barcellona tra le vie di Aida Camp, uno dei tre campi profughi di Betlemme. Così agli occhi dei palestinesi si mostra la finale dei Mondiali di oggi tra le Furie Rosse e l'Argentina di Messi: come se fosse anche un po’ la loro.
"La maggioranza dei palestinesi tifa per la Spagna. La Spagna per noi è molto vicina, culturalmente, per l'aspetto, per la lingua; parte dello spagnolo deriva dall'arabo. Abbiamo qualcosa in comune. Condividiamo lo stesso mare e anche le stesse emozioni”, racconta Mustafa, uno dei membri del consiglio direttivo dell'Aida Youth Center, centro culturale e sportivo del campo. “Vediamo il modo in cui il governo spagnolo, i partiti politici e le organizzazioni stanno supportando la Palestina; un nostro amico e collega, Mohammad, era in Spagna prima di andare nel Regno Unito, anch'io sono stato in Spagna due volte, e ogni volta che camminavamo con la kefiah, tutti ci accoglievano calorosamente. Quindi sentiamo che è un dovere per noi sostenere oggi la Spagna”, continua l’uomo. Lamine Yamal, il giovane attaccante del Barcellona e della nazionale spagnola, ha sventolato la bandiera palestinese durante la parata in autobus per la vittoria della Liga: quel messaggio è arrivato fino a qui, a 4808 km da Madrid.













