Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
7 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:09
Arte e calcio diventano veicolo di protesta. La curva de l’Estadio Mendizorrotza di Vitoria-Gasteiz espone il “Guernica” rivisitato con i colori della Palestina e gli Iraultza – storico gruppo ultras dell’Alavés – esibiscono lo striscione: “Oltre 20.000 bambini assassinati! Stop al genocidio! Palestina libera!”. Contro l’Elche, sugli spalti, i tifosi indossano una kefiah e in braccio sorreggono dei finti neonati insanguinati per sottolineare le morti innocenti causate dagli attacchi israeliani. La Spagna e il tifo organizzato non restano in silenzio. La denuncia prosegue (dopo la manifestazione Propal durante la Vuelta) e le tensioni continuano a crescere. Anche in Galizia. Mentre viene da chiedersi cosa succederà in Italia: a Udine c’è allerta massima, il match tra la Nazionale di Gattuso e Israele si avvicina.
Non solo gli Iraultza. Anche gli ultras del Deportivo La Coruna si dimostrano vicini alla causa palestinese. I Riazor Blues, storicamente di estrema sinistra, hanno mostrato il loro appoggio qualche settimana fa contro il Huesca – nella gara di seconda divisione spagnola – intonando ripetutamente il coro: “La Palestina vincerà”. Una dimostrazione di protesta e vicinanza a Gaza che aveva già fatto notizia nel novembre 2021 quando, all’Estadio Riazor, gli ultras esposero alcune bandiere della Palestina durante una partita di Youth League contro gli israeliani del Maccabi Haifa.







