Ogni anno la stessa storia. L’acqua diventa lattiginosa, con forme bianche e trasparenti che si muovono lente, sospinte dalle correnti: migliaia di meduse trasformano il golfo in un paesaggio quasi surreale. Dalla riva lo spettacolo può lasciare senza parole, ma anche far nascere una domanda immediata: perché proprio qui?

Regione Friuli Venezia Giulia

Trieste è il luogo in Italia dove questo fenomeno si manifesta con maggiore frequenza. Non perché le meduse siano improvvisamente arrivate a conquistare il mare, ma perché in questo angolo dell’Adriatico si incontrano una serie di condizioni naturali capaci di favorire le loro grandi concentrazioni. Quello che per chi osserva dalla spiaggia sembra un’invasione, per i biologi marini è un fenomeno molto più complesso: una fioritura, o bloom, cioè un aumento eccezionale della presenza di organismi già parte dell’ecosistema. E il Golfo di Trieste, da 150 anni, è uno dei luoghi privilegiati per osservarlo.

Un golfo che funziona come una trappola naturale

La spiegazione parte dalla geografia. Il Golfo di Trieste è un bacino semicircolare, poco profondo e chiuso all’estremità settentrionale dell’Adriatico. La sua profondità media è di circa 19 metri e questa particolare conformazione influenza il movimento delle acque, favorendo l’accumulo degli organismi trasportati dalle correnti. Poi c’è lei: la bora, il vento che da sempre caratterizza la città. Quando soffia con intensità, rimescola il mare, modifica la distribuzione degli organismi nella colonna d’acqua e può spingere le meduse verso la costa. È così che una presenza diffusa può trasformarsi, nel giro di poco tempo, in una spettacolare concentrazione davanti alle spiagge. Ma la bora non è l’unica protagonista.