Dalle tre cerimonie inaugurali del Mondiale 2026 alla sfida della chiusura: Marco Balich racconta a Fanpage.it come si costruisce un evento capace di parlare a miliardi di persone. Tra protocollo, identità nazionali e grandi emozioni, il direttore creativo di Balich Wonder Studio spiega perché lo sport può ancora unire il mondo.

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L'amore per il calcio più forte delle rivalità, delle frontiere e delle tensioni che attraversano il pianeta. È questa la visione che guida Marco Balich, fondatore e direttore creativo di Balich Wonder Studio, la società italiana che ha firmato le tre cerimonie inaugurali della Coppa del Mondo FIFA 2026 e che sta mettendo a punto la cerimonia di chiusura del 19 luglio al MetLife Stadium, prima della finale Spagna-Argentina, che sarà accompagnata da un inedito e discusso halftime show. Una sfida senza precedenti: raccontare un Mondiale ospitato da tre paesi – Stati Uniti, Canada e Messico – attraverso un linguaggio capace di valorizzarne le differenze senza perdere di vista ciò che li accomuna.

Dalla centralità del protocollo alla forza dei simboli, dalla costruzione dell'emozione nell'era dei social fino al ruolo dello sport come strumento di dialogo tra culture, Balich racconta a Fanpage.it il lavoro dietro eventi seguiti da miliardi di persone. E anticipa il messaggio che accompagnerà la cerimonia di chiusura: trasformare la passione per il calcio in un momento collettivo capace di superare divisioni politiche, culturali e nazionali. Un'idea di spettacolo che, prima ancora di intrattenere, punta a creare appartenenza. Direttore, questa Coppa del Mondo si è svolta per la prima volta in tre paesi diversi. Quali opportunità creative offre una sfida del genere? "Quando ci fu l'assegnazione il contesto era molto diverso. C'era una forte armonia tra Canada, Messico e Stati Uniti e si parlava con entusiasmo del primo Mondiale organizzato da tre nazioni e del primo con 48 squadre. Poi le condizioni politiche sono cambiate e si è deciso di celebrare maggiormente l'identità dei singoli Paesi. Da qui la scelta di realizzare tre cerimonie diverse. L'idea creativa è stata quella di raccontare la stessa storia attraverso tre sensibilità differenti. Un po' come la classica barzelletta con l'inglese, il tedesco e l'italiano: la stessa situazione vissuta in modi diversi. Abbiamo costruito una narrativa comune che parte dalla celebrazione dell'identità locale, passa attraverso la musica contemporanea di ciascun Paese e culmina nella Coppa del Mondo come simbolo che unisce tutti. Le tre cerimonie hanno lo stesso racconto, ma espresso con linguaggi completamente differenti".